Introduzione
I tuoi professori ti fanno addormentare a lezione quando parlano di cristallizzazione o ricristallizzazione (non ricordi la differenza!)? Bene, sei nel posto giusto! Tutti i tuoi dubbi sullโargomento cristallizzazione/ricristallizzazione verranno chiariti grazie a questo articolo! Tramite un linguaggio semplificato, immagini e schemi padroneggerai questo argomento, e eliminerai le conseguenze di quel pisolino fisiologico che ti viene ogni volta che un tuo professore apre bocca.
Ma ora iniziamo!
Chiariamo i termini
Iniziamo con il chiarire un po’ di termini, ecco un paio di definizioni:
Def.
Cristallizzazione= passaggio di una sostanza allo stato cristallino;
Ricristallizzazione= tecnica usata per purificare una sostanza solida da piccole impuritร .
Quindi cristallizzazione รจ un termine che si riferisce a un fenomeno fisico, mentre ricristallizzazione รจ una tecnica di purificazione usata nei Laboratori di Chimica. Tuttavia i due termini sono spesso confusi tra loro e non solo dagli studentiโฆ
In questo articolo ci occuperemo principalmente di ricristallizzazione, come avrai capito dal titolo!
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Ricristallizzazione: in cosa consiste e quando usarla
La ricristallizzazione permette di purificare un solido mediante due passaggi fondamentali:
Il riscaldamento del solido fino a sua dissoluzione in un solvente opportuno;
Il successivo lento raffreddamento della soluzione ottenuta per la formazione di cristalli puri.
Questa tecnica va usata solo se il campione da purificare contiene 10-20% di impurezze. Per campioni piรน sporchi, รจ bene rivolgersi ad altre tecniche di purificazione, come la cromatografia su colonna.
Gli stadi della ricristallizzazione
Gli stadi per effettuare la ricristallizzazione sono principalmente 6:
1- Scelta del solvente;
2- Solubilizzazione del campione nella minima quantitร di solvente a una temperatura vicina al punto di ebollizione o allโebollizione;
3- Filtrazione della soluzione calda per allontanare le impurezze insolubili e le polveri;
4- Lento raffreddamento della soluzione filtrata;
5- Filtrazione sotto vuoto dei cristalli;
6- Essiccamento dei cristalli.
Vediamo questi step nello specifico.
Stadio 1: Scelta del solvente
Le proprietร del solvente
Il solvente giusto per la ricristallizzazione deve avere un requisito fondamentale:
1. solubilizzare il campione a caldo ma lasciarlo insolubile a freddo.
Il solvente ideale inoltre:
2. non deve reagire con il campione;
3. deve permettere di allontanare le impurezze, rendendole solubili a tutte le temperature o insolubili a tutte le temperature;
4. deve avere un punto di ebollizione non troppo alto, in modo da poter essere allontanato facilmente.
Il punto 3 รจ fondamentale per avere una buona purificazione. Infatti se le impurezze hanno una solubilitร diversa rispetto al campione, potrรฒ allontanarle facilmente per filtrazione. Ad esempio le impurezze insolubili le elimino per filtrazione a caldo (durante lo stadio 3 di ricristallizzazione). Mentre le impurezze solubili sono facilmente eliminate nel penultimo stadio del processo di ricristallizzazione, ossia quando il campione รจ cristallizzato e potrร essere allontanato dalle acque madri, contenenti le impurezze, per filtrazione.
Come scegliere il solvente
Chiarite le proprietร del solvente, vediamo nella pratica di laboratorio come selezionarlo.
Se il campione รจ un composto noto, la via piรน facile รจ fare una ricerca bibliografica per vedere come รจ stato ricristallizzato nei precedenti esperimenti e da qui ricavare il solvente usato.
Se, invece, il campione รจ un composto nuovo o, in letteratura, non sono note purificazioni per ricristallizzazione, dovrai fare esperimenti preliminari per la scelta del solvente migliore.
Se ti trovi in questโultima situazione, seguendo la famosa legge del โil simile scioglie il simileโ, inizia a testare il solvente che ha gruppi funzionali simili al tuo campione. Ad esempio, se il tuo campione รจ un composto molto polare, come un acido carbossilico, scegli un solvente polare come metanolo o acqua; se, invece, hai un composto idrocarburico scegli un solvente non polare come esano o etere di petrolio. Poi opera come segue (vedi anche Fig. 1):
1. metti una piccola porzione del tuo grezzo (es. 100 mg) in una minima quantitร del solvente selezionato (es. 1 ml) – il campione non deve risultare solubile;
2. riscalda ad ebollizione- il campione deve risultare solubile;
3. raffredda lentamente- si devono formare i cristalli.

Se si verificano tutte le condizioni indicate sopra, il solvente scelto รจ giusto e potrai procedere alla ricristallizzazione del campione totale. Alternativamente dovrai scegliere un altro solvente e ripetere i passaggi 1-3.
Consiglio pratico โ Come solvente alternativo รจ bene scegliere lโomologo superiore a quello sperimentato, prima di passare a un solvente completamente differente. Per esempio, se si รจ testato il metanolo, si potrร scegliere lโetanolo per la prova successiva. Questo perchรฉ lโomologo superiore ha un punto di ebollizione piรน alto (etanolo 78ยฐC v.s. metanolo 65ยฐC), quindi si potrร scaldare di piรน e di conseguenza la solubilitร dovrebbe aumentare.
I solventi tipici
Nella tabella seguente sono riportati i solventi tipici di ricristallizzazione.

Se non trovi il solvente giusto, puoi provare anche una miscela di solventi (miscibili tra di loro!). La tabella sottostante riporta le miscele tipiche.

Stadio 2: Riscaldamento
Durante la fase di riscaldamento il composto รจ solubilizzato nella minima quantitร di solvente caldo. Lโoperazione รจ, in genere, effettuata mediante delle beute che servono anche da parziali refrigeranti per i vapori del solvente (Fig. 2).
Sarebbe bene riscaldare il solvente, in una beuta a parte, vicino al punto di ebollizione o allโebollizione e poi aggiungere parte di questo solvente in unโaltra beuta, contenente il composto da cristallizzare, e tenuta a riscaldare. Lโaggiunta del solvente va fatta con attenzione, in modo da aggiungerne una quantitร minima per solubilizzare il campione.
Unโaltra modalitร รจ quella di aggiungere una minima quantitร di solvente freddo nella beuta contenente il campione. La beuta รจ poi riscaldata e se il campione non si solubilizza, altro solvente รจ aggiunto lentamente fino completa solubilizzazione a caldo. Questโultima modalitร รจ piรน soggetta ad errori, specialmente se allโinizio inseriamo piรน solvente freddo del necessario.

Se il solvente usato รจ tossico รจ bene inserire un refrigerante a cadere sopra alla beuta.
Per riscaldare รจ bene munirsi di una piastra scaldante evitando lโuso di fiamme libere.
Nota di sicurezza โ Non dimenticare di aggiungere le pietrine di ebollizione o un magnetino nella beuta con il campione PRIMA del riscaldamento. Questo per evitare di creare un liquido surriscaldato che possa poi bollire violentemente. Se opti per il magnetino, agita la soluzione durante tutto il riscaldamento. Ricordati poi di rimuovere le pietrine o il magnetino con una pinzetta appena terminata la fase di riscaldamento.
Stadio 3: Filtrazione delle impurezze insolubili
Se il campione contiene impurezze insolubili a caldo, occorre filtrare per eliminarle (Fig. 3).
La filtrazione va fatta velocemente e a caldo, quindi รจ bene riscaldare la beuta di filtrazione e lโimbuto. Si puรฒ usare un filtro a pieghe per raccogliere le impurezze durante la filtrazione.

Se non ci sono impurezze insolubili tale fase puรฒ essere saltata.
Stadio 4: Raffreddamento
La beuta con la soluzione da cristallizzare va chiusa con un tappo (o con un vetro da orologio posto sopra) e lasciata raffreddare il piรน lentamente possibile per favorire la formazione dei cristalli e, di conseguenza, lโeliminazione delle impurezze dal solido risultante.

Alla fine della cristallizzazione si puรฒ raffreddare anche a temperatura piรน bassa di quella ambiente per aumentare la crescita dei cristalli. Ad esempio, si puรฒ usare un bagno di acqua e ghiaccio per portare la temperatura a 0ยฐC.
Stadio 5: Filtrazione dei cristalli
I cristalli ottenuti devono essere separati dalle acque madri mediante filtrazione a pressione ridotta (Fig. 5). Tale filtrazione consente di recuperare velocemente i cristalli grazie allโazione del vuoto.
La filtrazione va eseguita per decantazione, portando prima nellโimbuto di filtrazione le acque madri e poi i cristalli. I cristalli rimasti sullโimbuto vanno lavati con piccoli volumi di solvente freddo.

Lโaspirazione della pompa da vuoto puรฒ essere sfruttata anche per seccare i cristalli parzialmente sullโimbuto: basterร lasciarli per qualche minuto sullโimbuto con lโaspirazione della pompa attiva.
Stadio 6: Essiccamento dei cristalli
Benchรฉ parte dellโessiccamento puรฒ essere fatto durante la fase di filtrazione sotto vuoto, residui di solvente restano comunque nei cristalli. Occorre perciรฒ essiccare definitivamente il campione.
Il metodo da scegliere dipende dalla stabilitร termica del campione e dal tipo di solvente usato (vedi anche Fig. 6):
– Se il campione รจ termostabile e il solvente non รจ tossico si puรฒ optare per lโessicamento allโaria per alcune ore o in stufa a una temperatura di almeno 20ยฐC inferiore alla temperatura di fusione dei cristalli.
– Se il campione รจ basso-fondente o termolabile, รจ possibile essiccarlo ponendolo in un essiccatore per 12-24 h, in presenza di opportuni agenti essiccanti (P2O5, gel di silice o CaCl2 per eliminare lโacqua; alcoli o paraffina per eliminare idrocarburi e solventi alogenati). ร possibile anche applicare il vuoto per accelerare lโessicamento, se si รจ dotati di un essiccatore da vuoto.
– Se il solvente รจ altobollente si puรฒ effettuare lโessicamento sotto vuoto e a temperatura superiore a quella ambiente. Per fare questo si possono usare essiccatori a pistola.

Ulteriori stadi
Se si desidera recuperare piรน campione si possono ricristallizzare le acque madri filtrate via durante lo stadio 5 (vedi Fig. 7). Tali acque contengono sicuramente parte del campione solubilizzato insieme alle impurezze. Per recuperarlo occorre rimuovere il solvente mediante evaporazione a pressione ridotta e ricristallizzare il solido risultante ripetendo gli stadi 2-6. I cristalli ottenuti saranno con buona probabilitร molto meno puri di quelli ottenuti alla prima ricristallizzazione; questo perchรฉ le acque madri sono povere di campione mentre sono arricchite di impurezze. Dunque la successiva ricristallizzazione non potrร che essere meno efficiente.
Inoltre se si scopre che il campione ottenuto dalla prima ricristallizzazione non รจ abbastanza puro, si potrร ripeterne la ricristallizzazione (stadi 2-6) per ottenerlo piรน puro la seconda volta (Fig.7). Ovviamente questo comporterร un ulteriore perdita di campione e quindi una resa complessiva di cristallizzazione piรน bassa.
Lโimmagine sottostante riassume tutti gli stadi di ricristallizzazione sia quelli base che quelli ulteriori.

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